Natsume Sōseki

Il signorino

Bocchan: così si chiama in giapponese questo celebre romanzo di Natsume Sōseki, che costituisce forse l’opera più letta nel Giappone moderno. Bocchan è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino...

Dove acquistare Dove acquistare Dove acquistare
Informazioni
Antonietta Pastore
2007, pp. 160, € 7,99
ISBN: 9788854508989
Collana: Le Tavole d'Oro
Generi: Narrativa straniera
SINOSSI

Bocchan: così si chiama in giapponese questo celebre romanzo di Natsume Sōseki, che costituisce forse l’opera più letta nel Giappone moderno.
Bocchan è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino maschio. Le domestiche, ad esempio, chiamano bocchan il bambino della famiglia presso cui prestano servizio.
È un nome che potrebbe perfettamente corrispondere al nostro «signorino», se non fosse molto meno formale e deferente e, soprattutto, se non assumesse una sfumatura negativa, quasi offensiva quando, usato ironicamente, prende il significato di ragazzino immaturo, irresponsabile, ingenuo.
Il personaggio, che è all’opera in queste pagine, è inguaribilmente, irrimediabilmente bocchan, un «signorino» nella duplice accezione del termine giapponese.
In età infantile, disprezzato dal padre e ignorato dalla madre che gli preferisce il fratello più grande, viene chiamato affettuosamente bocchan da Kiyo, la domestica di casa, una donna all’antica che considera il legame con lui alla stregua di quello che univa servitore e padrone in epoca feudale.
Diventato adulto, resta un «signorino» dall’aria svagata, dalla sfrontata mancanza di rispetto per l’etichetta, dalla disarmante sincerità.
Insegna matematica, in una scuola della provincia giapponese, ad allievi chiassosi e zucconi e in mezzo a insegnanti che non sono altro che un branco di caproni arroganti, disonesti e ipocriti.
Dovrebbe rassegnarsi e capire che l’ipocrisia sta diventando norma nel Giappone moderno, ma non cessa un solo istante di difendere con irruenza, inpulsività e commovente ingenuità l’antico senso dell’onore.
Considerato da molti il capolavoro di Natsume Sōseki, Il signorino fu scritto di getto a partire da una marea di appunti presi in mesi di studio e riflessione. Iniziato il 17 marzo 1906, giorno in cui Natsume Soseki scrisse 109 pagine senza mai apportare una correzione, il romanzo è forse l’opera piú autobiografica di Sōseki, quella in cui l’autore giapponese esprime piú che altrove la sua estraneità alle norme sociali, l’amore-odio per la cultura occidentale, il suo sguardo perso tra l’ironico e il malinconico.
Ritratto di un giovane eroe ribelle inusuale nella letteratura del Sol Levante, Il signorino è il romanzo più amato dalla gioventù giapponese, oggetto di un culto comparabile in qualche modo a quello che in Occidente è riservato al Giovane Holden.

Autore

Natsume Sōseki viene unanimemente considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki, Kawabata e Mishima. Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Sōseki nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli. Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006). Seguirono Bocchan (Il signorino, Neri Pozza 2007) nel 1906 e Sanshiro nel 1908. Morì nel 1916 a 49 anni. Tra le sue opere ricordiamo Il viandante, Erba lungo la via e i due grandi romanzi apparsi in Italia sempre nelle edizioni Neri Pozza: Guanciale d’erba e Il cuore delle cose.